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Nehemiah, 5 By O.Miccolis
DIO FA L’IMPOSSIBILE USANDO L'UOMO CHE SI CIRCONDA
DI VALIDI COLLABORATORI
Neemia-5
Si racconta la storia di un alto ufficiale
che, durante la prima guerra mondiale, fece appello tra
i suoi commilitoni per un volontario disposto ad eseguire
una pericolosa missione nella Penisola Filippina di Bataan.
Dopo avere fatto l’appello, diede uno sguardo al suo taccuino
di appunti e poi tornò a fissare nuovamente i soldati.
Notò meravigliato che nessuno si era fatto avanti.
Allora chiese loro: «Ma come, non c’è neanche un
volontario?». Il suo aiutante, però, si affrettò
a spiegargli che le cose non stavano come lui credeva,
poiché mentre il Generale era intento a controllare
i suoi appunti sul taccuino, il plotone aveva risposto
unanimemente all’appello facendo due passi avanti.
Il Presidente Eisenhower disse: «La leadership,
ovvero, l’abilità di stare alla guida, significa
avere l’abilità di ottenere da una persona quello
che si vuole; quando si vuole, perché egli lo vuole».
Anche Neemia aveva chiesto dei volontari
tra la gente di Gerusalemme per aiutarlo nell’ardua missione
di ricostruzione delle mura della città medesima.
Egli era armato di buona volontà, dotato di leadership,
con limitate risorse finanziarie, con solo pochi uomini
dedicati e, benché circondato da nemici, riuscì
nell’ardua impresa di ricostruire le mura della città.
Il capitolo tre di Neemia è ricco di particolari
interessanti. Alcuni studiosi vi hanno trovato informazioni
utili per uno studio particolareggiato sull’aspetto topografico
di Gerusalemme; altri si sono prodigati di mostrarci degli
esempi spirituali di un lavoro collettivo; altri ancora
si sono soffermati a meditare sui trentotto nomi menzionati
nel capitolo, e così via. Noi cercheremo di attingere
da tutte a tre le fonti.
Nel Salmo 87 si legge:
«Egli (l’Eterno), ama le porte
di Sion più di tutte le dimore di Giacobbe. Cose
gloriose son dette di te, o città di Dio!»
(Salmo 87:2-3)
Nel corso degli anni, spesso veniamo
scoraggiati dall’enormità dei problemi che vediamo
sorgere all’orizzonte, e ci domandiamo: Come faccio ad
uscirne fuori? Come devo affrontare questa situazione?
Cosa fare? Neemia, nel testo che è oggetto della
nostra meditazione, ci dà un esempio molto valido
su come affrontare i problemi della vita, e come FARE
L’IMPOSSIBILE.
- Egli suddivise l’imponente
progetto della costruzione delle mura di Gerusalemme,
affidando il lavoro a gruppi diversi.
Neemia rese possibile ciò che
sembrava impossibile, cercando la collaborazione altrui.
Ogni persona aveva un compito ben preciso da adempiere
nel progetto. Nessuno avrebbe potuto finire tutto il
lavoro da solo, nemmeno Neemia stesso; ed egli fu abbastanza
saggio nel coinvolgere altri nel progetto e nel chiedere
la collaborazione di ognuno. In questo modo un compito
difficile può essere portato a termine con successo.
Se iniziamo ad osservare i vari bisogni
e problemi che oggi vi sono nel mondo, noi siamo certamente
scoraggiati e tentati a voltargli le spalle, cercando
di non essere coinvolti. Forse è proprio questa
la ragione principale per cui esistono tanti problemi
irrisolti; tuttavia nel coinvolgimento e nella disponibilità
di tutti troviamo la soluzione.
Personalmente non avrei potuto fare
nulla di quello che è stato fatto fino ad oggi,
se molti di voi non si fossero lasciati coinvolgere
e non avessero sentito il bisogno di lavorare assieme.
Grazie a Dio, assieme abbiamo potuto "toccare"
la vita di molti nel bisogno; abbiamo potuto costruire
diverse scuole per l’istruzione e l’educazione dei bambini
e per la preparazione professionale dei giovani; abbiamo
dato assistenza socio-sanitaria a tanti, tantissimi:
ciechi, lebbrosi, orfani, malati, etc, etc. Insomma,
molti di questi bisogni che sembravano impossibili da
risolvere, hanno trovato la soluzione. Come mai? Perché?
Com’è si è riuscito a fare l’impossibile?
La risposta è semplice: perché l’abbiamo
fatto e lo facciamo assieme!
Naturalmente, come dice un detto popolare:
«Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare»,
per esprimere che spesso ciò che abbiamo intenzione
di fare poi non riusciamo a compierlo. È vero,
e fa parte della realtà, il fatto che molti sono
pronti a dire: «alziamoci e facciamo», ma poi rimangono
seduti sul dolce far nulla. Grazie a Dio, Neemia ed
i suoi uomini non facevano parte di questa categoria
di persone. Essi non si persero in chiacchere. Non appena
ebbero deciso, non appena avevano determinato di costruire
il muro di Gerusalemme si misero a lavoro.
Leggiamo alcuni versetti descrittivi
di questa collaborazione – che ci serve come modello
– e notiamo i nomi dei diversi collaboratori:
«Eliasib, sommo sacerdote, si mise
al lavoro con i suoi fratelli sacerdoti e insieme costruirono
la porta delle Pecore; la consacrarono e vi misero i
battenti; continuarono a costruire fino alla torre di
Mea, che consacrarono, e fino alla torre di Cananeel.
Accanto a Eliasib lavorarono gli uomini di Gerico, e
accanto a loro lavorò Zaccur, figlio d'Imri.
I figli di Senaa costruirono la porta dei Pesci, ne
fecero l'intelaiatura, e vi misero i battenti, le serrature
e le sbarre. Accanto a loro lavorò alle riparazioni
Meremot, figlio di Uria, figlio di Accos; accanto a
loro lavorò alle riparazioni Mesullam, figlio
di Berechia, figlio di Mesezabeel; accanto a loro lavorò
alle riparazioni Sadoc, figlio di Baana» (Neemia
3:4)
Il testo continua con altri nomi di
tutti quelli che erano impegnati nella ricostruzione
delle mura di Gerusalemme, con i relativi incarichi.
A proposito delle porte, bisogna considerare
che nel corso degli anni non solo il loro numero è
variato, ma anche la loro ubicazione. Ciò è
stata conseguenza dell’aumento della popolazione che
ha reso necessario un adeguamento della città,
delle sue mura e delle sue porte.
Nella ricostruzione di Neemia troviamo
otto porte: La porta delle pecore, la porta dei pesci,
la porta vecchia, la porta della valle, la porta del
letame, la porta della sorgente, la porta delle acque
e la porta dei cavalli. Attualmente, sette di queste
porte consentono l’accesso alla vecchia città
di Gerusalemme. Nel lato nord-est del muro, non lontano
dal tempio, troviamo la «PORTA DELLE PECORE».
Furono i sacerdoti giudei a riparare
la porta delle pecore. Era così chiamata
perché, attraverso questa porta, entravano le
pecore che venivano sacrificate nel tempio. Perciò
i sacerdoti intrapresero questa parte del lavoro, onde
poter ripristinare al più presto il culto giudaico
che nella sua liturgia comprendeva anche l’offerta di
sacrifici animali.
- Un secondo insegnamento che
traiamo da questo testo per «fare l’impossibile», consiste
nel fatto che non tutti i partecipanti a questo lavoro
erano abitanti di Gerusalemme.
Infatti, vi erano uomini di Gerico, gli
uomini di Gabaon, c’erano gli abitanti di Zanoà,
i quali restaurarono la porta della Valle. Perché
questi dettagli? A cosa ci servono? Ci servono per farci
comprendere quanto sia errato il solo pensiero che noi
dobbiamo servire il Signore per interessi personali. Temo
che sia proprio quest’atteggiamento egoistico la rovina
della nostra società, e ahimè talvolta anche
della chiesa di Cristo.
Noi non adoriamo e serviamo Dio per interessi
personali. No, ma lo serviamo perché è nella
sua volontà che lo facciamo, perché lui
lo gradisce, perché vuole che proseguiamo il lavoro,
e lo facciamo con spirito di umiltà ed altruismo,
perché è anche questa una missione. Gesù
Cristo stesso, essendo ricco si fece povero. Egli si fece
uomo, e venne a servire gli uomini e diede la sua vita
per noi.
Spesso ai giorni nostri sentiamo dire:
«Ne ricaverò del guadagno? Cosa e quanto mi entrerà
in tasca? Quale beneficio ne avrò?». Questo è
indubbiamente una manifestazione dello stato di miseria
che esiste nel cuore dell’uomo, che il profeta Geremia
non esita a definire «insanabilmente maligno».
Inoltre, bisogna ammettere che non raramente
quest’attitudine colpisce sempre più in tempi di
benessere, quando pensiamo di non aver bisogno dell’aiuto
degli altri, perciò ignoriamo e siamo sordi al
grido di quelli che sono nella miseria. Ne abbiamo un
esempio di questo male, nel testo che abbiamo letto, Neemia
3:5, dove vediamo che i Tecoiti – abitanti di Tecoa, una
delle città della tribu di Giuda – lavorarono anche
essi alle riparazioni, ma i più importanti della
comunità, i più ricchi, non vollero sottomettersi
a lavorare all’opera del loro Signore il quale aveva ordinato
la ricostruzione di queste mura.
Cari amici e fratelli in ascolto, vi
sono tante cose da valutare nella Parola di Dio. Queste
sono tutte per il nostro bene e per la nostra formazione
spirituale e morale, per essere luce del mondo e sale
della terra.
Il mondo cerca di emulare i grandi personaggi,
i giovani cercano il loro idolo tra i divi dello spettacolo
e dello sport. E pur conservando un grande rispetto per
le idee di tutti, mi sia permesso di affermare con assoluta
convinzione che il modello per eccellenza da seguire,
il nostro vero modello, l’unico modello è Cristo
Gesù il quale «avendo amati i suoi li amò
sino alla fine» (Giovanni 13:1).
Il mondo nel quale viviamo è malato,
ma Dio non l’ha abbandonato a se stesso, ma desidera la
sua guarigione. Egli vuole la tua e la mia guarigione,
perciò la Bibbia dice che «Dio ha tanto amato
il mondo che ha dato il suo unico Figlio, affinché
chiunque crede in lui non perisca ma abbia vita eterna»
(Giovanni 3:16).
Oggi, in questo momento stesso, Dio ci
invita a venire alla fonte del benessere.
Perché restare ancora nel male?
Perché continuare a far parte del problema? Dio
ci vuole, invece, coinvolgere, per fare l’impossibile.
Vuole renderci partecipi del suo programma. Arrendi la
tua vita interamente al Signore!
Ti invito a pregare e a
scriverci al nostro indirizzo: clti@clti.net
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