Nehemiah, 3 By O.Miccolis

DIO USA L'UOMO CHE SI LASCIA COINVOLGERE

Neemia-3

Pensate alla possibilità di andare in edicola e trovare dei giornali con grossi titoli in prima pagina con questo annuncio:

«Dio cerca volontari per aiutare a cambiare la condizione del mondo. Il creatore chiede la collaborazione dell’uomo per rispondere al grido disperato dei popoli!»

Voi penserete che questa è assolutamente un’assurdità, e che mai potremo leggere titoli del genere nei nostri giornali. E se ciò è vero, è altresì vero che in realtà Dio è sempre alla ricerca di volontari disposti a rimboccarsi le maniche e lasciarsi coinvolgersi per sovvenire ai bisogni altrui».

Ogni cristiano ha il compito di "Ricostruire" ciò che a causa del peccato e dell’azione malefica di Satana è stato distrutto. Noi non possiamo essere spettatori staccati ed indifferenti. La soluzione c’è. I problemi possono essere risolti, e Dio chiede la nostra collaborazione.

Continuando a prendere come esempio la vita di Neemia, vediamo che egli era pronto a fare quello che gli stava dinanzi. Egli vede la necessita di ricostruire le mura abbattute di Gerusalemme e riparare le porte che erano state bruciate col fuoco dagli aggressori. Il desiderio di Neemia è quello di lavorare duro e rimuove l’oltraggio e l’afflizione che è sul popolo. Dio trovò in Neemia il tipo di persona disposta a lasciarsi coinvolgere. Vi erano migliaia di persone che avevano assistito indifferenti alla situazione incresciosa in cui viveva il popolo, ma piuttosto che la sciarsi coinvolgere cercarono qualcuno da biasimare, talché il loro grido fu: «perché Dio non fa qualche cosa per cambiare questa situazione?».

Non sentiamo forse ancora oggi riecheggiare le antiche parole? Non è forse questo quello che le persone dicono anche oggi ogni volta che c’è una calamità, o quando veniamo a contatto con la miseria che esiste nel mondo? Si sente da più parti: «Perché Dio non interviene?», mentre ignoriamo l’appello che dice:

«Dio cerca volontari per aiutare a cambiare la condizione del mondo. Il creatore chiede la collaborazione dell’uomo per rispondere al grido disperato dei popoli!»

Neemia vede il bisogno, ma non si ferma lì: egli è mosso a compassione, piange sopra le rovine della città, si dispone a pregare e ad intercedere ed infine si rende disponibile per fare lui stesso qualcosa.

Il capitolo due del libro di Neemia tratta la chiamata di Dio, la risposta di Neemia e come Dio lo ha usato. Leggiamo nel libro di Neemia, dal capitolo due, i primi otto versetti:

Nel mese di Nisan, il ventesimo anno del re Artaserse, il vino stava davanti al re; io lo presi e glielo versai. Io non ero mai stato triste in sua presenza. Il re mi disse: «Perché hai l'aspetto triste? Eppure non sei malato; non può essere altro che per una preoccupazione». Allora fui colto da grande paura, e dissi al re: «Viva il re per sempre! Come potrei non essere triste quando la città dove sono le tombe dei miei padri è distrutta e le sue porte sono consumate dal fuoco?» E il re mi disse: «Che cosa domandi?» Allora io pregai il Dio del cielo; poi risposi al re: «Se ti sembra giusto e il tuo servo ha incontrato il tuo favore, mandami in Giudea, nella città dove sono le tombe dei miei padri, perché io la ricostruisca». Il re, che aveva la regina seduta al suo fianco, mi disse: «Quanto durerà il tuo viaggio? Quando ritornerai?» La cosa piacque al re, che mi lasciò andare, e gli indicai una data. Poi dissi al re: «Se il re è disposto, mi si diano delle lettere per i governatori d'oltre il fiume affinché mi lascino passare ed entrare in Giuda, e una lettera per Asaf, guardiano del parco del re, affinché mi dia del legname per costruire le porte della fortezza annessa al tempio del SIGNORE, per le mura della città, e per la casa che abiterò». Il re mi diede le lettere, perché la benefica mano del mio Dio era su di me. (Neemia 2:1-8)

Notiamo che erano trascorsi circa quattro mesi da Chislev a Nisan (ossia da Novembre-Dicembre a Marzo-Aprile). Neemia spende quattro mesi in preghiera, prima di presentare la sua richiesta al re, forse l’attesa è dovuta al fatto che c’erano le difficoltà del periodo invernale IL QUALE avrebbe reso il viaggio difficile; oppure Neemia aspettò l’opportunità migliore per trovarsi nella presenza del re. Ma certo è che Neemia aspetta il tempo giusto secondo il piano di Dio, poiché egli ha un tempo per ogni cosa, ed è nel tempo che il suo piano perfetto trova adempimento (cfr. Genesi 18:10; Galati 4:4). Cari amici quando vi trovate nella distretta non dimenticate mai che il "Ritardo" di Dio non implica il suo rifiuto. Se tu hai pregato ed ancora non vedi arrivare una risposta alla tua preghiera, non perdere la fede. Gesù dice: «Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti?» (Luca 18:7). Perciò non disperare perché forse Dio arriverà in ritardo, ma è pur certo che arriverà in tempo.

È vero che durante i quattro mesi di attesa Neemia continuò ad essere schiacciato dal peso che sentiva per le persone e per la città dell’Eterno, tanto che il re notò la differenza nel suo ASPETTO FISICO, magro e malaticcio.

In un primo momento Neemia fu preso da timore, è con giusta ragione visto che si trovava nella presenza dello stesso re Artaserse che aveva mandato lettere per sospendere la ricostruzione di Gerusalemme. Difatti egli aveva scritto: «Date dunque ordine che quegli uomini sospendano i lavori e che quella città non sia ricostruita fino a che da me ne sia dato ordine. State attenti ora e non trascurate di fare questo. Perché mai il danno dovrebbe crescere a scapito del re?» (Questo lo troviamo scritto nel libro di Esdra 4:21-22).

Quindi, Neemia ebbe paura, tuttavia egli ha assoluta fiducia in Dio e fa una PREGHIERA MOLTO RAPIDA, forse la stessa che leggiamo nel capitolo primo: «O Signore, ti prego, concedi Oggi stesso, buon successo al tuo servo, facendogli trovare clemenza agli occhi di quest’uomo» (Neemia 1:11), come dire: «Oh Dio aiutami! Signore metti le giuste parole nella mia bocca». Era giunto il momento! Neemia aveva pregato a lungo per quest’opportunità.

Perciò Neemia CHIEDE di essere mandato a riparare le rovine di Gerusalemme. Si trattava di un lavoro enorme, difficile e complesso, anche perché era contrario al decreto dello stesso re, ma egli era fiducioso che lo stesso Dio che lo aveva chiamato a questo compito, lo avrebbe anche aiutato a compierlo. Questo è lo spirito che anima il cuore dei servi di Dio che si dispongono a servirlo con fede. È in questo spirito che noi portiamo avanti questa missione e continuiamo a dare aiuti ai bisogni del terzo mondo.

In questo momento, mentre vi parlo, per la grazia di Dio stiamo costruendo un nuovo orfanotrofio nel Manipur, nella zona Nord Est dell’India, dove 85 bambini hanno urgente bisogno di assistenza essendo rimasti orfani, a causa della cruenta guerra che due tribù – i Nagas ed i Kukis – si fanno da tempo. Il bisogno è urgente, e Dio cerca dei volontari disposti a collaborare con lui, poiché Dio oper tramite i suoi servi.

Il re chiese a Nemia per quanto tempo si sarebbe assentato, e dalla lettura del capitolo 5 versetto 14 notiamo che Neemia si assentò per ben dodici anni. La Sua seconda richiesta fu quella di ottenere una lettera che lo avrebbe autorizzato a viaggiare sul lato ovest del fiume Eufrate, poiché questo lo avrebbe aiutato a raggiungere la terra d’Israele senza grossi ostacoli. Infine Neemia chiede una lettera di autorizzazione per andare da Asaf, sorvegliante della foresta del re, affinché gli desse il legname per costruire le porte della cittadella annessa al tempio di Gerusalemme, nonché per le mura della città e per la casa in cui sarebbe andato ad abitare.

E Neemia afferma: «Il re mi diede le lettere, perché la mano benefica del mio Dio era su di me» (Neemia 2:8). Gloria al Signore! Questo è un punto importante. Spesso dimentichiamo Dio, e ci gloriamo della nostra bravura. Questa è un atteggiamento che permea le persone oggi più di ieri, sì è una tendenza moderna di dire: «Guardate quello che sono riuscito a fare? E lo fatto tutto da solo?». Però il Cristiano che riconosce l’intervento di Dio dice: «A Dio sia la gloria per le cose che ha fatte!» (cfr. Daniele 2:23).

Neemia non chiese poco: la sua fu una grande richiesta. Egli chiedeva l’impossibile, chiedeva che il nemico del suo popolo – quel nemico che aveva distrutto il suo paese – lo avrebbe autorizzato ad andare per ricominciare a ricostruire ciò che era stato distrutto.

Il mondo nel quale oggi viviamo ha bisogno di essere ricostruito sotto tanti punti di vista. Il mondo è caduto molto in basso, e Dio cerca volontari per aiutarlo nel grande lavoro di ricostruzione. Il grande creatore dell’Universo chiede la tua e la mia collaborazione.

In un mondo di egoismo e di totale apatia, io mi permetto di dirti che Dio vuole ancora redimere e ricostruire la morale del tempo presente. Dio vuole intervenire a favore dei peccatori e di tanti che vivono ai margini della società. Egli cerca dei volontari disposti a prendere esempio da Neemia.

Caro amico ed amica, se stai vivendo nella distretta e nella prova, ricordati che Dio è il Vivente che ti vede. Non disperare! Forse stai piangendo come Agar nel deserto per il suo figliolo Ismaele, a lei Dio gli rispose: «Non temere, perché ho udito la voce del ragazzo là dove si trova» (cfr. Genesi 21:16-17). O forse stai versando lacrime come la vedova del villaggio di Nain che aveva perso il marito ed ora stava andando a seppellire l’unico figlio, il quale costituiva, tra l’altro, l’unica base di sostentamento. Però, durante il suo cammino fa un incontro che cambierà la situazione. Incontra Gesù che appena la vide, è preso da grande compassione e le dice: «Non piangere!» e fa tornare in vita il fanciullo. Nel libro del profeta Ezechiele Dio dice: «Non fare cordoglio, non piangere e non versare alcuna lacrima» (Ezechiele 24:16).

Per ben quarantotto volte nella Bibbia leggiamo «NON TEMERE». Questo per indicare quanto sia importante che noi non ci lasciamo prendere dalla paura, ma mettiamo la fiducia in Dio. Nello stesso Dio di Neemia, il Dio Creatore ed Onnipotente. Egli è pronto ad aiutarti e vuole anche usarti al suo servizio.

Nei Vangeli si legge l’interessante storia dell’occasione in cui Gesù giunse alla casa del suo discepolo Pietro, e vi trovò che la suocera era inferma. Allora, Gesù la toccò ed ella fu guarita, poi si alzò e si mise a servire. I miracoli che Dio compie nelle nostra vita devono sempre portarci a servirlo.

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